La mia scoperta della meditazione attiva

 

Mi è capitato di entrare nel discorso con diverse persone, tutte quante si son rivelate incuriosite. Un uomo addirittura da qualche metro di distanza mi si avvicinò sentendomi parlare riguardo questo argomento con un’amica.

 

Cos’è?

 

È una meditazione nata in seguito alla perdita da parte dell’uomo del contatto con il proprio centro di coscienza originale, che non ha sede nel cervello come oggi si crede che sia, ma bensì più in basso, nel cuore.

 

Meditazione passiva o statica

 

Cos’è la meditazione passiva/statica?

La possiamo esemplificare come quella tecnica per cui una persona si siede a gambe incrociate, schiena dritta, mani appoggiate sulle ginocchia con pollice e indice a cerchietto… anche detta posizione del loto.

E poi?

E poi ci si sofferma sul respiro, sull’inspirazione ed espirazione, si è presenti e si presta attenzione a questo naturale meccanismo. Questo ci consente di rilassarci, lasciare andare eventuali tensioni, andare ad un livello diverso, dove la quotidianità passa in secondo piano.

 

Io ti invito a farlo, e dimmi: quanti respiri riesci a fare prima che la tua mente inizi a viaggiare pensando al cane, al lavoro da finire, alla nonna che devi andare a trovare, ai panni da raccogliere, all’insetto che ronza…

 

È comprensibile come un approccio sistematico come è quello della meditazione statica possa essere inefficace nell’individuo prettamente mentale, il quale finirebbe con il vivere l’esperienza in maniera superficiale, schematica, mentale appunto, analizzando piuttosto che fluendo nell’esperienza. Questo è un disagio presente soprattutto nella cultura occidentale, dove le persone hanno quasi completamente perso la connessione col proprio sentire.

 

Meditazione attiva

 

Grazie all’approccio caotico della meditazione attiva la mente si ritrova ad essere spiazzata, perde d’efficacia, non può occuparsi di questa nuova situazione. Il potere passa automaticamente ad un livello più profondo dove potremo finalmente iniziare a sentire, attraverso una esagerazione, una catarsi, dove ci si consente di urlare, gridare, muoversi freneticamente, impazzire ed esprimere ciò che non ci si è permessi di esternare da tanto tempo.

 

Si esce da uno stato di oppressione vincolante e finalmente ci sentiamo alleggeriti

 

Sentiamo qualcosa di nuovo, dell’energia viva che scorre sotto la pelle; questa era dentro di noi da sempre, trattenuta dai giudizi, dalle credenze limitanti, dalla concezione distorta che abbiamo della “normalità”.

 

Oppressione vincolante, pensieri fissi, tensione ancorata al corpo, respiro che non è mai davvero così ossigenante e rigenerativo. Sono sensazioni in cui ti capita di ritrovarti?

Con affetto, Paola

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