Primi passi

 

Questo è ciò che m’impegno quotidianamente a creare da almeno 25 anni.

Ho iniziato a fare supplenze 30 anni fa con un entusiasmo che mi ha consentito di adattarmi nelle più diverse situazioni.

Ricordo ancora la prima sostituzione in una cattedra di lettere alle medie inferiori (io diciannovenne e con alcuni alunni pluri-ripetenti di sedici anni!!) il mio smarrimento mascherato dalla mia “sapienza accademica” e dalla voglia di mettermi in gioco ed affermare una certa autorevolezza nei confronti degli alunni e dei colleghi.

E poi i 70 giorni composti tutti da nomine giornaliere, l’attesa della chiamata telefonica per la convocazione che poteva avvenire dalle 8 alle 12, la corsa nella sede di servizio, i bambini sempre diversi, migliaia di volti e di nomi che talvolta rivedevi magari a distanza di anni già cresciuti.

 

Passare da una materia all’altra con grande flessibilità, cercando di mantenere lo stile della docente titolare ma mettendoci sempre qualcosa di personale perché era bello e divertente lasciare una traccia del proprio passaggio.

 

Fino alle prime supplenze lunghe (sostituzioni per maternità o lunghe malattie) che permettevano di prendere maggiore confidenza con l’ambiente, i colleghi e le famiglie degli alunni.

Le riunioni di programmazione in cui mi studiavo la didattica della disciplina per giorni ed arrivavo più preparata delle insegnanti con tanti anni di ruolo e con mille proposte operative.

Intanto l’attesa del concorso per l’immissione in ruolo che è avvenuta nel 1995, nella scuola primaria.

 

Lavoro e passione

Mi rendo conto che l’entusiasmo e la passione con cui mi approccio alla mia professione è la leva su cui mi baso per lavorare con piacere.

Anche se le mie giornate trascorrono intense di attività, di contatti umani, di corsi di aggiornamento, riunioni spesso non ho neanche la percezione di lavorare perché soddisfo e appago costantemente il mio bisogno di connessione, di varietà, di crescita e di dare il mio contributo al mondo.

La sfera dei miei interessi è molto varia (oltre ai continui corsi di aggiornamento sulla didattica, la comunicazione, la gestione della classe e delle famiglie, da 25 anni pratico biodanza, corsi di crescita personale, meditazione e più recentemente tango argentino) e molti strumenti li applico quotidianamente nel mio lavoro con i bambini.

 

Sono consapevole che la qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle emozioni che proviamo, così come dai “veicoli” che scegliamo.

 

Ho imparato e tuttora sono work in progress che alcune qualità essenziali possono essere usate come antidoto in situazioni depotenzianti.

 

Il Coraggio, la Fiducia, la Determinazione, la Compassione sono antidoti che si possono utilizzare per superare i momenti in cui siamo nel dolore, nella paura e nell’insicurezza e sono chiavi per il cambiamento. È come accendere la luce ed eliminare il buio.

 

Ecco perché faccio di tutto per lavorare sulla luce e illuminare i miei potenziali e di chi arriva in contatto con me.

 

Mi piace dire che alleno i “muscoli emozionali” per riprogrammare stati virtuosi di cui siamo stati dotati fin dalla nascita e in tal modo trasformare la qualità della nostra vita.

 

Mi presento

Sono Roberta Crivellaro, Freedom coach di KENDRA, mi connetto agli altri per dare valore all’unicità di ciascuno in modo che ci si senta liberi e riconosciuti nell’essenza più profonda.

 

Oggi sento la spinta ad aprire una discussione su un tema a me molto caro: la scuola come comunità di apprendimento.

 

Sono consapevole che viviamo in una situazione sociale e storica inedita per l’infanzia e l’adolescenza.

Da un lato incontro genitori che, nonostante la giusta motivazione a fare meglio delle generazioni precedenti, sperimentano numerose difficoltà nell’affrontare il loro ruolo educativo mostrando una fragilità che va sempre più acuendosi e si ripercuote in maniera significativa sui figli.

Dall’altro trovo la scuola che, in quanto istituzione votata all’educazione e all’apprendimento, dovrebbe potenzialmente essere un ambito di recupero, compensazione e inclusione, ma che spesso si rivela l’origine di etichette più che occasioni di riscatto.

 

La causa del disagio

 

Come mai la scuola italiana tende ad accentuare i difetti degli alunni invece di aiutare a liberarsene?

La scuola nonostante le innovazioni introdotte, la didattica digitale, è ancora poco esperienziale. La mia sfida quotidiana è quella di favorire la conoscenza principalmente fra gli alunni piuttosto che pensare che sia l’insegnante a trasmetterla gerarchicamente. Il ruolo dell’insegnante è quello del mediatore che offre strumenti, prepara l’ambiente e permette agli alunni di operare direttamente e fare esperienza relazionale.

 

Ma volete scoprire quali sono gli ostacoli che incontro sul mio cammino? La disubbidienza ai divieti che ritengo assurdi e dei quali mi assumo la piena responsabilità?

 

Secondo i Vigili del Fuoco la mia aula dovrebbe avere le pareti vuote perché cartelloni e disegni possono essere motivo d’incendio e i banchi disposti in file ordinate per favorire l’evacuazione.

Da quando, vi chiederete, i Vigili del Fuoco hanno giurisdizione sulla gestione di una classe? La possibilità, per altro remotissima, che un cartellone si incendi può precludere la personalizzazione stessa di un’aula?

 

Sappiamo bene quanto la possibilità di avvertire come proprio il luogo in cui si passano la maggior parte delle ore giornaliere può influire su come ci sentiamo in quel posto e sulle emozioni che proviamo.

 

E le emozioni influiscono sull’apprendimento.

Come si può lavorare insieme e cooperare se i banchi non sono disposti in gruppo? Possibile che su questo delicato aspetto della didattica decidano i Vigili del Fuoco? Oppure il personale ATA (operatori scolastici o bidelli, per intenderci) che vorrebbe la classe sistemata sempre nello stesso modo e veloce da pulire?

Può capitare e ve lo assicuro, che le persone adibite alla pulizia abbiano più voce in capitolo di quelle preposte ad insegnare.

 

Sembra assurdo, ma sono situazioni che conosco bene e sperimento quotidianamente.

 

Davvero molte delle mie energie, invece di rimanere focalizzate sull’attività che desidero svolgere con i bambini, sono rivolte a “lottare” per creare l’ambiente e i presupposti migliori perché si possa attuare un proficuo apprendimento.

 

Come superare questo conflitto?

Vivo questa situazione che inizialmente è dolorosa e frustrante come un’occasione, un calcio nel sedere che spinge all’azione che mi fa prendere coraggio di perseguire il mio valore di costruire una comunità di apprendimento. E rinforzo con il piacere che mi arriva dalla creatività, dal trovare soluzioni alternative, dall’uscire fuori dagli schemi ed avere continue occasioni per spostare banchi in base alle modalità di lezione, insegnando ai bambini la flessibilità e la dinamicità che offre il cambiamento.

 

Che idea hai del sistema scolastico di oggi? Hai figli? Cosa ti aspetti esattamente dalla scuola per loro?

 

Grazie della tua attenzione! Lascia anche tu un commento con la tua opinione riguardo questo importante argomento 🙂

Roberta

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