Il bambino passa molta parte del suo tempo a giocare. Lo fa d’istinto. Ne ha bisogno e gli piace e mentre gioca non è interessato a null’altro.

È uno strumento che è anche fine nell’ottenimento di una soddisfazione e di un godimento del nostro organismo.

Mi azzardo a dire che è erotismo, inteso come capacità innata a provare piacere, senza fare specifico riferimento all’aspetto sessuale.

 

Quando questa nostra attitudine viene svilita, appannata o addirittura cancellata dai fatti della nostra vita, la manifestazione di noi nel mondo subisce lo stesso sbiadimento.

 

Cosa possiamo fare per riappropriarcene?

 

In primo luogo dobbiamo comprendere se davvero desideriamo qualcosa di specifico e, per comprendere questo, dobbiamo avere fame di piacere.

 

Il primo motivo per cui siamo in qualche modo disposti a vivere anche senza gioco e godimento è che non sentiamo il desiderio che questo godimento arrivi.

 

È un classico circolo vizioso. Per questo è tanto importante trovare le occasioni per contattare questa fame e fare esperienza di dinamicità e ricettività.

A volte ciò che allontana dalla sensazione della fame è il problema di cosa fare subito dopo.

 

Quando soffriamo molto e ripetutamente durante l’arco della nostra vita, possiamo arrivare ad allontanarci automaticamente da ogni fonte di piacere, proprio per evitare di incappare in un dolore se la fonte dovesse mancare.

 

Spesso accade che persone ormai congelate, accettino di andare incontro anche solo ad un abbraccio, accogliendo che sia un incontro intimo, in primo luogo con loro stesse, di piacere e di godimento e inizino ad accrescere la loro fame.

 

Se la fame cresce iniziano a cercare fonti di godimento, interazioni di piacere e, mano a mano che questo avviene, la luce, la manifestazione di sé si accresce innescando l’insperato meccanismo che sostiene la nostra felicità.

 

Assumersi la responsabilità del proprio piacere è una grande cosa. Ma può apparire difficile. Le ombre e i fantasmi della nostra vita possono urlare forte e confonderci come Sirene agguerrite che ci portano indietro e ci dicono che no, è meglio sopravvivere e cercare di soffrire meno anziché cercare di godere di più.

 

La parte attiva e ricettiva che si incontrano nella fiducia 

 

Sono profondamente convinta che la riuscita di questo innesco vitale sia strettamente connesso alla nostra disponibilità e accettazione dell’importanza che risiede nel meccanismo della penetrazione dell’altro e dell’essere penetrati a livello energetico.

 

Nel meccanismo attivo c’è la nostra coscienza di un’aggressività buona, produttiva, performante, volitiva, vitale.

 

Nel meccanismo ricettivo c’è la comprensione che è impossibile provare un piacere profondo (indipendentemente dal genere sessuale) se non accettiamo che il piacere passi attraverso l’apertura di noi verso noi stessi e verso l’altro. E l’apertura presuppone che dell’energia vi possa passare dentro.

 

Quante volte mi è capitato di vedere uomini comprendere importanti parti di sé ballando o abbracciandosi con altri uomini perché avevano compreso il gioco delle parti?

 

Noi esseri umani, adoriamo che qualcuno si prenda davvero cura di noi. Ma lasciamo che questo avvenga a patto di avere qualche garanzia.

 

In tutti i seminari esperienziali che ho frequentato (biodanza, tantra, gruppi di meditazione, cerchi delle donne, playback-theater, psicodramma, gruppi di crescita personale) le garanzie sono energetiche.

Le energie sprigionate dalle persone nei due ruoli, attivo e ricettivo, vanno direttamente a contattare il nostro nucleo sano, vivo, responsabile e vigile che ci dice se possiamo davvero fidarci dell’altro.

Roberta

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