Cosa accade quando abbracciamo una persona?

 

Per me non esiste qualcosa di più condiviso di questo gesto. Non vi è una persona che abbraccia un’altra, bensì due persone che condividono un gesto di affetto, magari con intensità diversa ma pur sempre agendo entrambi l’abbraccio.

 Immediatamente le due parti attiva e ricettiva si toccano e questo contatto stimola e amplifica l’auto-percezione delle due persone.

Siamo animali sociali. Abbiamo necessariamente bisogno dell’altro per essere, per vederci, per riconoscerci. 

 

Il contatto è talmente reale e imprescindibile che accende tutte le parti e mi aiuta a conoscermi, nella mia verità più autentica.

 

Allo stesso tempo abbiamo l’occasione di imparare come siano poco importanti gli altri per modificare il nostro sentire e, paradossalmente, come siano fondamentali per rendere manifesto il nostro stesso sentire.

 

Tra specchi e realtà

 

La complessità comunicativa tra due organismi avrà il suo motore nel misterioso fenomeno dei due corpi che si toccano.

Studiare cosa avviene al confine del contatto significa studiare la qualità e il contenuto della comunicazione emozionale.

Ma ciò che rende complesso e a volte inestricabile questo modello consiste in ciò che noi vediamo nell’altra persona che stiamo per abbracciare.

 

Quali meccanismi proiettivi si innescano?

 

 Ci siamo innamorati di quella donna per le sue caratteristiche di donna (bellezza, pacatezza, intelligenza…) o perché in realtà riconosciamo in lei qualità di un amore irrisolto come per esempio quello con nostra madre o verso un’altra figura di riferimento?

Non sopportiamo la vicinanza di un conoscente per via delle sue caratteristiche specifiche o perché qualcosa che vediamo in lui ci riporta a mondi lontani popolati da un padre malvagio che non ci ha amato?

 

In sostanza accade che, in seguito al nostro vissuto personale, non sempre siamo in grado di vedere chiaramente realmente le persone che ci circondano. 

 

I condizionamenti di una vita intera ci portano a proiettare sulle persone questi stessi vissuti e spesso non siamo in grado di distinguere chiaramente se stiamo insultando una persona o il fantasma di un genitore.

 

Sulla strada per attrarre ciò che amo

 

Ma cosa succede quando avviene il contatto e resto in presenza di ciò che si muove dentro di me?

Possiamo svelare più chiaramente ciò che vogliamo, chi vogliamo avvicinare e con quale partner vogliamo vivere.

Questa percezione migliora con l’aumentare della qualità con cui manifestiamo la parte attiva o ricettiva.

 

Aumentare la percezione che abbiamo dell’altro, senza giudizio ma con amorevolezza, ci aiuta a migliorare la percezione di noi stessi. 

 

Mi piace sempre tanto vedere cosa accade nei vari seminari esperienziali che frequento da più di trent’anni: una profonda gratitudine per tutti i contatti (non solo fisici ma anche di sguardi, di danza) che hanno favorito, a volte in modo misterioso, la pulizia di quella lente che ci permette di vedere meglio la realtà, sia quella che ci circonda, sia quella, imprescindibile, che ci definisce nel mondo.

Roberta

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