Oggi mi rivolgo a chi ha interesse nel sapere come funziona il mondo dell’istruzione oggi, in particolare riguardo la scuola primaria ed ai bambini che si affacciano alle prime interazioni con i loro coetanei e l’insegnante, un modello che funge da tramite, moderatore in quanto adulto.

 

Sei genitore?  Hai bambini in età scolare? Forse sei interessato a diventare insegnante o già lo sei. 

 

Qui hai occasione di condividere qual’è la tua esperienza riguardo questo argomento, porre domande, io sarò entusiasta di approfondire il dialogo 🙂 Buona lettura! Roberta

 


Voglio dare valore al lavoro dell’insegnante che è molto complesso, impegnativo e strategico per il futuro delle nuove generazioni.

 

Necessita di tanta passione, entusiasmo e professionalità che si acquisisce non solo con un percorso di formazione adeguato ma con la volontà di sviluppare le competenze necessarie a gestire i processi di apprendimento nell’ambito del gruppo classe, in relazione con i colleghi, con le famiglie, con il territorio per creare le occasioni migliori da offrire agli alunni.

 

Curiosa burocrazia

 

Le modalità di reclutamento del personale sono piuttosto curiose. Al di là di una gestione burocratica e amministrativa dell’accesso all’insegnamento che ha dell’inverosimile, con liste di aspiranti candidati abilitati, semi abilitati, non abilitati, e persone che arrivano ai banchi di scuola dopo aver svolto le più svariate professioni, per diventare insegnanti oggi occorre superare un concorso pubblico in cui sembra che si valuti ogni tipo di competenza esclusa quella pedagogico-didattica.

All’ultimo super concorso, che aveva l’obiettivo di inserire nelle scuole statali italiane più di 60.000 docenti nel triennio 2016/2018, le prove selettive iniziali non vertevano sui contenuti professionali specifici ma prevedevano la valutazione di competenze più generali: quella informatica, le lingue straniere, competenze logiche e anche amministrativo-burocratiche.

 

Nel procedere alla selezione, le prove più professionalizzanti sono consistite in risposte a domande teoriche sulla materia e, finalmente, nella valutazione della competenza pedagogica con la simulazione di una lezione frontale.

 

Già il sistema nel suo complesso non sembra tener conto di nessuna delle conoscenze sviluppate nell’ambito della selezione del personale (come ad esempio l’importanza della valutazione attitudinale), ma il vero paradosso sta nell’impostazione delle prove che seguono la vecchia visione dell’insegnante: il docente sa e trasmette il suo sapere al discente.

 

Cosa comporta essere insegnante

 

Insegnare non è una professione qualsiasi. Non basta “amare i bambini” o “conoscere la materia”. Organizzare l’apprendimento significa disporre di una professionalità molto particolare e raffinata, rispetto alla quale una valutazione basata sulla risposta a domande scritte o sulla simulazione di una lezione di fronte ad un esperto non dà alcuna garanzia.

 

Competenze ed attitudini

 

L’insegnante deve saper padroneggiare la gestione del gruppo classe, le relazioni con gli alunni difficili, la capacità di motivare. Tanto importante è perciò fare esperienze concrete d’insegnamento e studiare per tutta la vita professionale i processi di sviluppo neurocognitivo, le difficoltà educative e soprattutto mettersi in gioco a livello personale accettando la sfida che anche l’insegnante è un discente.

 

Ci saranno sempre ambiti in cui sarà più carente: dovrà solo sviluppare l’attitudine a diventare consapevole del proprio agire, essere a sua volta educato a cercare la collaborazione e il sostegno dei colleghi più “esperti”, uscendo dall’isolamento e dalla paura del giudizio.

 

Dovrà fare tesoro dei propri errori, accoglierli come stimoli per migliorarsi. Solo interiorizzando questo modello di comportamento educherà i propri alunni a fare altrettanto.

 

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